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Colpo di frusta: quando è risarcibile?

Viene volgarmente definito “colpo di frusta”. Si tratta dell’evento traumatico che interessa il rachide cervicale ed insorge sostanzialmente a causa di un brusco movimento del capo che supera i limiti fisiologici di escursione articolare. Ciò può determinare pregiudizi lievi (come cervicalgia e limitazione di movimenti) oppure danni più gravi (brachialgie o sciatalgie).

  • Il quadro normativo: le origini

La descritta patologia è tipica conseguenza di un sinistro stradale. Fino a qualche anno fa era sufficiente recarsi al pronto soccorso e lamentarne i sintomi per ottenere un congruo risarcimento. La semplicità del suo accertamento è stata foriera di numerose truffe ai danni delle Compagnie Assicurative che, per proteggersi dagli ingenti esborsi, ricorrevano all’indiscriminato aumento del premio di polizza. Il meccanismo così innescatosi ha imposto una regolamentazione.

  • Il giro di vite della L. 27/2012

Fino ai primi anni 2000 venivano generosamente ed altrettanto facilmente sborsate ingenti somme di denaro in favore dei danneggiati. Ad oggi, la situazione è drasticamente cambiata.

Al fine di evitare abusi risarcitori cui questo tipo di trauma inevitabilmente si presta, è intervenuta la Legge n. 27/2012 che (convertendo il D.L. 1/2012) ha reso il ristoro delle lesioni micropermanenti molto più complicata. Conseguenza: crollo delle liquidazioni da parte delle compagnie assicurative.

Il legislatore ha posto l’argine attraverso la modifica dell’art. 139 del Codice delle Assicurazioni Private, a mente del quale le lesioni di lieve entità “che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente“. In buona sostanza, non è più sufficiente il solo certificato di pronto soccorso o del medico che riscontri il trauma, ma si rende necessaria anche una risonanza e/o una radiografia che lo accerti strumentalmente.

  • La risposta della giurisprudenza: Cass. 18773/2016

La giurisprudenza tuttavia ha mostrato nel tempo una maggiore flessibilità rispetto al legislatore, in ottica di tutela dei danneggiati in un sinistro stradale. Ha difatti continuato a riconoscere il diritto al ristoro delle microlesioni anche in presenza del solo parere medico favorevole, seppur senza il richiamato accertamento clinico strumentale. La Suprema Corte è intervenuta in maniera decisa attraverso la sentenza n. 18773/2016, restituendo una posizione centrale alla figura del medico legale, cui è stata riconosciuta la capacità di valutare quali siano gli strumenti necessari per poter valutare un danno. Di fatto, sembrava esser stata resa vana la previsione dell’accertamento strumentale.

  • Una nuova stretta ai risarcimenti: L. 124/2017

A fronte di pronunce giurisprudenziali dello stesso tenore rispetto a quella precedentemente menzionata, il Legislatore è intervenuto nuovamente attraverso la L. 124/2017. Al fine di bloccare sul nascere il ritorno ai facili risarcimenti, ribadisce la chiusura alla liquidazione del danno biologico permanente relativo alle lesioni di lieve entità “che non siano suscettibili di un accertamento clinico strumentale obiettivo, ovvero visivo, con riferimento alle lesioni – quali le cicatrici – oggettivamente riscontrabili senza l’ausilio di strumentazioni”. Una nuova stretta che avrebbe dovuto rivelarsi tombale. Discorso chiuso? Assolutamente no.

  • Una nuova apertura della giurisprudenza: Cass. 5820/2019

La giurisprudenza di legittimità non si è discostata dal percorso di tutela del cittadino ed ha rimesso tutto in discussione. La Corte di Cassazione, III sezione civile, con l’ordinanza n. 5820/2019 riafferma la centralità del medico legale nel processo di accertamento del danno e, slegandolo dal “vincolo probatorio”, lo chiama “ad operare un accertamento applicando con rigore i criteri medico legali di valutazione e stima del danno alla persona”.

  • Quantificazione dell’invalidità

Per quanto detto è chiaro che l’utente della strada che patisce un colpo di frusta dovrà essere risarcito ma, alla luce di quanto esposto, la concreta valutazione del pregiudizio presenta difficoltà esponenzialmente maggiori rispetto al recente passato.

Genericamente, si può sostenere che il risarcimento per il colpo di frusta sia compreso tra i 0 ed i 2 punti di invalidità, che tenderanno ad aumentare con il crescere delle strutture e/o degli apparati ulteriormente interessati rispetto al solo rachide cervicale.

 

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