Da settembre 2018 a gennaio 2019 IurisArt ha accolto l’esposizione #239 di Raffaele Pecci, i cui lavori appartengono alla serie Momenti, con strutture non figurative che ristabiliscono un contatto diretto e sovversivo con il pubblico. L’essenza stessa del “momento” sta nella sua capacità di evolversi nell’opera successiva, attraverso un “momento di forza”. Il “momento” si verifica all’interno di uno spazio, di una struttura che coincide con l’opera. È dunque un tempo – definito e non – in uno spazio. Ciò che avviene durante le fasi del processo creativo prende il nome di “movimento”, inteso sia fisicamente che nell’accezione filosofica di “divenire”. Esso è allora la sommatoria di spazio e tempo, di struttura e processo, ed è ciò che produce cambiamento.
Biografia di Raffaele Pecci
Più che interprete, Pecci è un mezzo di passaggio tra il fruitore e il suo alter ego. Dopo l’apertura a Roma di uno spazio personale, nel 2015 Pecci approda al progetto “Sistema Emozione”, con l’intento di collettivizzare l’emozione: il pubblico è invitato a descrivere un’emozione da abbinare a dei colori. Le emozioni altrui sulla tela diventano specchio di autoanalisi, di ricerca approfondita di un processo creativo intimamente vissuto e accettato quale proprio. Pecci approda così al Momento, ovvero quel lasso di tempo in cui il processo creativo nasce, si sviluppa e infine termina. La ricerca procede di pari passo con la sperimentazione di nuovi linguaggi, tra cui sculture, installazioni e performance. Nel 2016 Pecci partecipa alla collettiva di Galleria Farini a Bologna, a Spazio Ginko a Roma, alla Biennale del Fumetto nell’Arte a Milano. Nel 2017 la personale a Roma presso l’ex orfanotrofio della Marcigliana, in cui si propone di abbattere i canoni classici dell’esposizione: non ci sono spettatori, ma istantanee fotografiche alla David Linch. Da questa iniziativa il rapporto di Raffaele Pecci con l’arte e il processo creativo cambierà per sempre.
(Estratti dal catalogo “Momenti”, con testi a cura di Antonio Ferrara Romano)